Ha molta fortuna, tra gli italiani, l' idea che alla radice di ogni nostra sventura o magagna ci sia un "complotto". Gli avvocati del premier, in formazione tipo sei in piedi e cinque accosciati, amano attribuire a un "complotto dei giudici" anche le multe per divieto di sosta. I procedimenti ancora in corso a carico di Berlusconi, per i quali lui si sente tranquillo, sarebbero un complotto. Rarissimo è il caso di qualcuno che, dopo una sommaria indagine, individui in se stesso "il mandante delle proprie cazzate"
Prendiamo in esame tre semplici parole di uso comune e vediamone il significato. La prima è palliativo, il Sabatini Coletti riporta: Rimedio apparente e temporaneo, adottato per fronteggiare un problema, ma inadeguato a risolverlo definitivamente. La seconda è dolore: Sensazione fisica che dà pena, che provoca malessere. La terza, medicina: Scienza che si occupa delle malattie, della loro cura e prevenzione. Detto questo vorrei vedere in faccia gli studenti che dovessero iscriversi a questi corsi di laurea: "Medicina palliativa e Medicina del dolore" Ci deve essere qualcosa di guasto in me, se non capisco che senso abbia questa ostinata battaglia clericale nell'indottrinamento delle persone. Che deve esserci un modo di vivere senza dolore, ma anche di morire dignitosamente.
Consuocero, cognato, figlio della sorella della moglie… le cronache dei casi legati alle miserie ravvivano l’eterna diceria delle parentele italiane, quelle di qualsiasi rettore e pure quelle del magistrato che lo fronteggia. E’ una famiglia allargatissima quella tradizionale del Sud, che estende generosamente la propria influenza benefica fino a congiunti molto lontani. Il fenomeno è già stato ampiamente descritto in sociologia. Questo perdurare trionfale e tentacolare della "famiglia" è insieme causa ed effetto dell’arretratezza civile del nostro meridione. Non stupiamoci, per tutti quelli che come noi hanno profittato di questo.
Manco il tempo di scorrere le notizie e track, Ratzinger ha di che dire su: "un'altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei". Si tratta dell'educazione sessuale, che a suo dire là dove è imposta la partecipazione, si trasmettono concezioni della vita contrarie alla fede e alla retta ragione. Quindi prima di entrare in una scuola e iscriverci i figli, per evitare discussioni indesiderate sul senso della vita, ci toccherà informarci sugli orientamenti religiosi e morali dei docenti. Ecco sconfessata la oramai famosa apertura del Pope sui preservativi. Amen.
Non mi accoderò alla già lunga e nutrita schiera di persone coagulate su FB a portare solidarietà nei confronti di Mario Adinolfi. Mi limiterò solamente a rispolverare quanto disse Sallusti su il Giornale in occasione della famosa duomata a Berlusconi: "Casini e il Pd sono i mandanti morali" corre un brivido lungo la schiena pensando che chi pronunciava quelle parole era il vicedirettore del primo giornale governativo italiano e che solo qualche settimana fa disse: "io vorrei che qualcuno ora picchiasse Adinolfi. L' unica via per tutti è quindi tornare a valutare il senso delle parole, che sono il nostro pane quotidiano, per quanto pesano e per quanto dicono davvero. C' è solo una cosa più faticosa che leggero o ascoltare le parole degli altri: leggere e ascoltare le proprie parole.
In genere non esprimo mai i miei stati d'animo, ma dal momento che mi trovo nell' impossibilità oggettiva d'attivare anche un solo neurone, abbiate pietà di me: commenti e post almeno per altre 24 ore, saranno frutto di questo stato e non è detto che bastino; vi terrò aggiornati, anche se non sembra, sento una responsabilità verso chi mi legge.
Supponiamo che il nostro compito sia di attraversare un fiume; non lo realizzeremo senza ponti né barche; fino a quando la questione del ponte o delle barche non sia risolta, a cosa serve parlare di attraversare il fiume?
Non è affatto detto che un giornale debba avere una rubrica "Lettere al direttore". Anzi a ben vedere, sarebbe il caso che alcuni direttori come Marco Tarquino, sconfessassero e allontanassero come la peste tali gogne. Per esempio, non è mica facile rispondere ad un lettore disperato per la separazione dalla moglie e dalla famiglia. Un lettore che, come tanti ripudiati per X motivi, nell'ordine, si è ritrovato senza casa, senza figli, senza soldi e solo con la fede, e che legge Avvenire, può sentirsi rispondere quanto segue: "con la stessa passione e con ancora maggiore delicatezza, trasmetta a suo figlio i valori in cui crede, le convinzioni che ha rafforzato, il senso della sua esperienza. Non rinunci, insomma, a essere padre, e padre cristiano" . Tarquinio e la moglie dove la lascia? e i figli? e se il suo corrispondente non fosse più desiderato, -come lui stesso dice- dalla sua famiglia per gravi motivi nei quali pure i cattolici incappano? Guardi è molto meglio che faccia come Ezio Mauro o Scalfari: scriva una cazzatta alla domenica e via, ricordando il ritornello facile facile: la gente da' buoni consigli se non può più dare cattivo esempio.