sabato 4 dicembre 2010

Capezzolone




Ore 13.30 ratata ratatà, ratarataratattà tatà: inizia il TG uno. E' dura pranzare da soli col sottofondo del telegiornale, rimugino tra un fusillo e l'altro le notizie che sento. Poi arriva lui. Capezzone, e la musica cambia da marcetta con bombardino a requiem. Cazzo quanto è tedioso. Eppure non svolge mansioni umilianti e ripetitive, il suo ruolo di portavoce per contratto dovrebbe imprimergli lo sprint degli argomenti sul piatto del governo, robe nuove, temi nuovi ma nulla, ogni giorno sempre la stessa cosa, che il governo ha ragione e chi non è d’accordo ha torto. Lo facesse, almeno, cercando qualche variazione sul tema, qualche aggettivo inconsueto, qualche sotterfugio umoristico. Niente, occhi fissi alla telecamera, aspetto imbalsamato del volto che manco con un dito ficcato in culo cambierebbe espressione. Alla rai dovrebbero affiancarli uno sceneggiatore, o magari un balletto di can can alle spalle, per ravvivare quel moscio mezzo minuto di intervista, qualche flash fotografico per fare intendere che la stampa si occupa di lui. Qualsiasi cosa, pur di salvarci dalla noia.

Non sull'anima


venerdì 3 dicembre 2010

Albero natilizio vaticano




"Accogliendo il gradito invito del Vaticano, la Giunta provinciale consegna quest'anno - in collaborazione con il Comune di Bressanone - il grande albero di Natale per il Papa che illuminerà piazza San Pietro a Roma a partire dalle 17 del 17 dicembre prossimo. In quella data è prevista la consegna ufficiale - con un ricevimento in Vaticano e l'incontro con Benedetto XVI - da parte di una delegazione dall'Alto Adige. Altri abeti altoatesini abbelliranno le sale e gli uffici della Santa sede. I costi si aggirano sui 70mila euro, 50mila coperti dalla Provincia" Ma sia chiaro; la Chiesa cattolica, resta fedele alla sua vocazione a essere vicina ai più indifesi, promuove, sostiene e partecipa agli sforzi realizzati per permettere a ogni popolo e comunità di disporre dei mezzi necessari alla sopravvivenza, gli alberi di natale sono un vezzo per ricchi.

Vedi Imp, cosa è che mi disturba?

giovedì 2 dicembre 2010

mercoledì 1 dicembre 2010

Per scrivere




Partono tutti affascinati dal mezzo, (la scoperta del vapore) uomini e donne sulla trentina o meno, magari oltre. Tutti intellettualmente impegnati, macchinosamente affannati tra famiglia e professione e tutti, me compreso, a cercare un momento per se stessi, una soffitta una nicchia una scrivania uno sgabello uno spigolo una cassapanca, un torto o una ragione un'assoluzione o una condanna. Così per scrivere. Un fallimento o un dolore, per scrivere: sempre per scrivere. Un foglio bianco da imbrattare con le più intime perversioni, così, tanto per scrivere, per scrivere bastano le ginocchia come appoggio o cerniera tra lo stare seduti o impalati, oppure le ginocchia per genuflettersi alla famiglia, e porre fine alla scrittura delle piccole intimità dell'umano individualismo, indebitamente sostituite dalla spavalda illusione data dal vivere nel circolo perfetto della serenità familiare, cosa importante, ma accecante. Da quest'ultima analisi spesso nasce la pace dei sensi dei bloggers stanchi.

Riforma della giustizia vaticana




Sull'osservatore romano di oggi, Juan Ignacio Arrieta si è dato un gran daffare per sostenere il desiderio di riforma del codice di diritto canonico da parte dell'allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale Ratzinger. Lo fa pubblicando stamane una richiesta del 1988, scritta di pugno dallo stesso Razinger, al cardinale Castillo Lara presidente della pontificia commissione per l'interpretazione autentica del codice di diritto canonico, e in sostanza dice: per i sacerdoti che si siano resi colpevoli di gravi e scandalosi comportamenti sarebbe giusto riportarli allo stato laico, in tempi più brevi rispetto alle attuali procedure previste dal Codex Can. 1397 - Chi commette omicidio, rapisce oppure detiene con la violenza o la frode una persona, o la mutila o la ferisce gravemente, sia punito a seconda della gravità del delitto con le privazioni e le proibizioni di cui al can. 1336; l'omicidio poi contro le persone di cui al can. 1370, è punito con le pene ivi stabilite. Ignacio Arrieta si guarda bene dal riportare i capi d'accusa a cui Ratzinger si riferiva in quella richiesta, infatti nel Codex non vi è traccia della parola "pedofilia" al massimo si parla di delitti contro la morale. E però, Ignacio non ci spiega come mai, visto che solo il pontefice è in grado di promulgare leggi santissime, il Codex sia rimasto invariato.

martedì 30 novembre 2010

Bocce ferme, non quelle artigiane però




Detto a bocce ferme: siamo l' unico paese di tutto l'universo nel quale il Capo nonostante diverse condanne in primo grado, non ha mai fatto un giorno di galera, e contemporaneamente il paese in cui un artigiano trentino solo oggi è uscito dal carcere dopo sette giorni di detenzione per aver omesso di versare 143 euro di contributi all'Inps. Fatte salve le ovvietà populistiche che per tali disparità griderebbero giustizia, non si può che ammettere che questa è la cornice tutta italiana, in cui commedia e tragedia si somigliano drammaticamente. Prendiamo per esempio anche la recentissima conferma di chiusura indagini e avvio del processo per collusione con la camorra a carico di Cosentino, ho letto che i suoi avvocati non vedevano l'ora di poter difendere il loro cliente. Mi chiedo: ma esistono avvocati che si occupano di artigiani trentini?

Mi crolla tutto




Crolla un muro di recinzione nella Casa del Moralista. Bondi: nessun allarmismo, i moralisti sono stati evacuati per tempo.

lunedì 29 novembre 2010

Stupido quarantenne




Ci sono vari momenti, in cui vorrei parlare con lei*. Troppo lontana e irraggiungibile come è, con la metà dei miei anni, che trovo quasi impossibile non pensare alla frase più bella sull’avere vent’anni scritta da Guccini. Eppure non riesco a dirgliela, perché una parte di quel senso è “A vent’anni si è stupidi davvero”, e lei è lontana, troppo presa dall'infaticabile smania, tutta ventenne dell'onnipotenza quindi non la capirebbe; anzi si sentirebbe offesa. Vorrei dirle per questo che l'apparenza è niente, come pure le aspettative altrui, comprese quelle dei suoi genitori che la immaginano già laureata, è nulla, in confronto alla serenità restituita, dall'ammettere che in realtà per se stessi si ha un diverso progetto di vita, e che di esami all'università in effetti, si è dato solo i primi tre, per poi passare alla finzione. Vorrei dirle che non deve avere paura di nulla, è la sua vita.

*persone è fatti raccontati non sono puramente casuali