mercoledì 10 giugno 2009

Che circo




Umberto Bossi sa benissimo che il suo territorio di riferimento è troppo ricco e troppo pigro per impugnare il fucile. Meglio chiudere un occhio e accogliere un qualche circo estemporaneo, come un festoso momento di incontro tra popoli. Poco importa, se qualche strampalato Caronte in partenza dalla Libia, pianta le tende e il suo arem nel centro di Roma. Il capo di Bossi non sa che farsene di rivoluzionari col fucile, a lui servono consumatori con il telecomando, greggi da "spasso" in mancanza di veline e non certo lupi da allevare. Sotto una tenda, da vecchio campeggiatore, (quale sono) innamorato della natura, posso ammettere di tutto, puzza di calzini e scorregge, ma in nessun caso mischierei i mie umori sotto la tenda di un dittatore; Bossi è solo chiacchiere e distintivo, se l´Umberto ogni tanto ulula ancora alla luna è solo per lo spettacolo, non ha nessun bisogno di rivolte armate per ottenere i suoi scopi: le basta votare a destra come ha sempre fatto.

lunedì 8 giugno 2009

Dubbi




"Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo.." Sono alcune ore che mi canticchio questa strofa tra me e me. Eppure più la intono e più mi pare stonata, intanto la locazione (il bar) non mi pare la più consona: Le probabilità che uno dei quattro amici, possa partire con il suo racconto sull'ultima battuta di caccia, sono talmente alte che anche il semirimorchio carico di anatre mute colpite dalla sua doppietta appaiono come il minimo dei risultati. Oggi leggendo i miei soliti giornali ho sorriso. Orgogliosi del risultato ottenuto, sia Vendola che "Comprola" ossia Ferrando si sono congratulati e abbracciati per il fallimento appena raggiunto . Benissimo, ma questi due, in tanti anni di militanza, è possibile che non abbiano ancora capito, che al bar è meglio che ci si beva semplicemente una birra, e che per tutto il resto si vada da Vespa? oppure lo hanno percepito talmente bene, che a loro sta talmente bene mantenere individualmente la propria carica?

venerdì 5 giugno 2009

Scelte al chilo




Nella mia oramai ventennale storia da elettore, non mi è mai capitato d'arrivare presso un seggio elettorale con il piglio dell'indecisione. Sbagliando, magari poi pentendomi , ma in ogni modo ho sempre tracciato la mia croce (chissà perchè non un cerchio) sul simbolo ritenuto più opportuno. Eppure, quasi sempre è la figura dell'indeciso a far pendere la bilancia da una parte o dall'altra. Esiste poi chi decide per l'astensionismo, suggellando l'appartenenza ad uno stato sociale e ideologico, di cui parlerò dopo e che non condivido. L'indeciso è sempre determinante: tra una scelta a cappella, una alla viva il parroco e qualcun'altra al chilo, si narra che alcune battaglie siano giunte a conclusione per loro merito. Tra le più famose quella in cui un contadino indeciso, che nel mezzo delle mazzate non essendosi accorto della battaglia in corso (l'aveva confusa con una festa in costume), continuò come se niente fosse ad arare i campi e travolse con la sua coppia di buoi la tenda dello Stato maggiore napoleonico. Saputo che si trattava di una guerra, il contadino espresse il suo rincrescimento a Napoleone e, pur di non prendere una posizione sul conflitto in corso, propose di travolgere anche la tenda del comando inglese, ma era ormai troppo tardi. Il destino della battaglia e dell'Europa era già deciso. L'astensionista nel suo non voto, non fa altro che dichiarare la sua assoluta lontananza da ogni possibile partito, sottolineando che nessuno è in grado di rappresentarlo, nulla di più snob e inutile, visto che questa è la società che bene ho male ci è destinata. Per tutti gli indecisi, mi viene da chiedere un briciolo in più del loro tempo, si faccia una scelta meglio ponderata, ai restanti astensionisti, vi prego, abbiate almeno il pudore di non rovinare la festa dei vincitori.

martedì 2 giugno 2009

Tete a tete




Un triplo urrà per gli amici, intendo quelli vecchi e d'infanzia, ma anche quelli nuovi e di mezza età. Quelli talmente attenti a te e al tuo pensiero, che quasi mai hanno bisogno di porti domande, ne conosco già e da tempo le risposte. Eppure l'amicizia va "manutenzionata", pena, il declassamento a semplice conoscenza. Dirò una cosa banale, l'amicizia al pari di una relazione d'amore, si nutre di fiducia, non ha bisogno di detective impostati dietro ogni angolo di strada, per capire se ti si stia tradendo. Meglio quindi una domanda secca, magari incalzante, che piccoli sotterfugi. Fatta questa premessa, immagino che molti di voi si staranno chiedendo dove voglia andare a parare. Ebbene, non riuscendo a fare più distinzione tra amici vecchi e nuovi, di birra tete a tete o di tastiera, per fugare qualsiasi dubbio sulla mia sincerità, non nego che su questi pensieri e concetti, che definisco ironicamente "Giansosi" vi siano collage di pezzi scritti da chi, molto meglio di me lo sa fare. Insomma ho rubato qualche gallina, ma poi il mio profilo criminale è notevolmente migliorato. Quando nutrite dubbi, chiedetemi pure se ho la fedina penale pulita.

domenica 31 maggio 2009

Il negazionismo ai tempi della crisi




Fallito l'accordo con Opel, la Fiat per rilanciare il mercato dell'auto, e fronteggiare il caro-benzina è pronta al lancio della Panda Lefebvre: consuma come le altre, ma gli strumenti di bordo negano che il livello della benzina stia effettivamente scendendo. Lapo Elkann propone la Fiat “Occhiali da sole”: si tratta di un paio di occhiali da sole da utilizzare al posto della macchina, andando a piedi. Vantaggio non secondario, gli occhiali di Lapo costano come un'automobile e dunque il cliente non si sente umiliato. Peugeot e Citroën confidano di raggiungere l'incredibile risultato del “consumo zero” lanciando la Sosta, una city-car concepita per rimanere sempre ferma in garage. L'aspetto psicologico conta molto. Ogni acquirente di un'auto nuova troverà sotto il tergicristallo una lettera autografa di complimenti di Silvio Berlusconi. Appena messa in moto la macchina, l'autoradio diffonderà l'Inno di Mameli cantato da Cannavaro. Un apposito sensore registrerà le reazioni del guidatore, concedendo un ulteriore sconto di cinquanta euro a chi canta l'Inno insieme a Cannavaro e comminando una multa di mille euro a chi ride.

giovedì 28 maggio 2009

Muti come pesci




Alcuni degli scandali lanciati recentemente sul mercato sarebbero contraffatti. Confezionati da una banda di falsari che ha tentato di piazzarli, con successo, presso giornali e telegiornali. Tra questi, Branzinopoli (sul traffico di cefali truccati da branzini). Nicoletta Gandus sta indagando sullo scandalo degli scandali taroccati, ma è ormai convinta che anche Scandalopoli non sarebbe altro che un falso scandalo per coprire gli scandali veri. La Gandus sta portando alla luce un vastissimo scandalo: prestazioni sessuali in cambio di prestazioni sessuali. I contorni del gigantesco traffico non sono ancora del tutto chiari, ma pare che oramai in questo paese sia molto frequente, per poter avere un rapporto sessuale consenziente, avere un precedente rapporto sessuale estorto con il ricatto. Sconvolgenti le intercettazioni telefoniche: "Lei - facciamo l'amore? Lui - Eh, cara mia. Solo se prima me la dai." Le indagini, per stessa ammissione della Gandus rischiano di concludersi per decorrenza dei branzini, o al meglio, con un branzino in bocca.

martedì 26 maggio 2009

Pubblicità occulta



Lo spotting è la variante pubblicitaria del reato di stalking. Riguarda tutti quegli spot pubblicitari che vanno in onda più di venti volte al giorno e hanno contenuti di particolare efferatezza, tipo la banca dove i clienti ballano per la felicità appena entrati nell'atrio, l'assicurazione che illumina le vittime di una catastrofe con un raggio miracoloso, la scema che cammina a piedi nudi sul tetto delle macchine, la ninfomane che rinuncia volentieri alle mutande ma non al suo orologio, l'idiota che canta un allegro motivetto perché mangia lo yogurt, e altre situazioni di demenza sociale proposte come momenti edificanti. Tra le pene che proporrei per questo reato, particolarmente odioso, ci vedrei l'obbligo per tutti i dipendenti dell'agenzia pubblicitaria imputata di recarsi ogni mattina in questura mimando davanti agli agenti lo spot di loro ideazione. Uno dei più celebri e pagati copy milanesi ha dovuto ballare nudo sul tetto di una Volante, cosparso di yogurt, cantando "amo la mia banca" e ferendosi con una roncola per attirare la benevolenza della sua compagnia di assicurazione. Subito contattato dalla radio del Papa, ha dichiarato: "Per il prossimo spot, l'utente finale Enel, la prenderà come al solito nel culo, ma questa volta senza preservativo".

domenica 24 maggio 2009

Fraternitè ?




Se tutto diventasse “normale, civile, democratico”, su cosa appunteremmo i nostri “impellenti bisogni di critica”? Concordo con lui, per questo da qualche post concentro la mia critica a qualche palmo oltre il mio naso, perchè se è vero che il nostro è un "paese" di merda, vero è, che qualche puzza arriva con il vento maestro, lo faccio a modo mio: Gli intellettuali francesi attendono con preoccupazione la sentenza a Rio dell'ex terrorista Cesare Battisti, e si sono offerti di scrivere loro, una frase a testa, il capitolo conclusivo dell'ultimo romanzo del latitante, lasciato incompiuto. Dai tempi in cui definirono Bologna "capitale mondiale della repressione" (la definizione fu di Felix Guattari e Maria Antonietta Macciocchi dopo avere pagato 25mila lire per un piatto di tortelli in brodo, nel 1977), gli intellettuali francesi non hanno smesso di occuparsi della grave situazione del nostro paese. Due i principali capi d'accusa che da Parigi muovono a Roma: non avere ghigliottinato il re dopo il referendum, o almeno Aldo Moro dopo il rapimento, e la totale assenza, nella Costituzione, di norme specifiche in favore degli scrittori di noir. L'ex capo di un gruppo armato alternativo, Gilberto Curcio meno noto del fratello Renato, si proponeva di abbattere lo Stato con assalti all'arma bianca. Fu arrestato mentre caricava una colonna dei carabinieri con la sciabola sguainata. Ancora oggi sostiene che la lotta armata fu sconfitta a causa della mancanza di una cavalleria efficiente. Evaso dall'Asinara grazie alla complicità di un secondino che non sopportava più i suoi racconti di duelli, è rifugiato a Parigi e scrive libretti d'opera di grande successo, quasi tutti musicati da Bernard-Henri Lévy. Ha aperto una piccola libreria sulla riva della Senna, specializzata in pubblicazioni sulle armi da taglio, molto frequentata da macellai, maître di ristorante e chirurghi. L' unico ex terrorista italiano molto malvisto dalla comunità intellettuale di Parigi è Furio Treccani perché ha aperto una pescheria invece di una piccola libreria. Ricchissimo grazie alle ostriche, gentile con tutti, ha cercato di farsi benvolere dedicandosi alla letteratura, ma i suoi racconti sulla pesca sono di pessima qualità e le poche copie stampate, sistemate tra le cassette di calamari, hanno un odore disgustoso. Soltanto Bernard-Henri Lévy, per solidarietà, ogni tanto ne acquista una per incartarci le cozze. Treccani, fallito come scrittore, ha provato a ripiegare sulla correzione di bozze, correggendo i dattiloscritti degli altri latitanti. Ma è così negato che non si accorge dei refusi e anzi aggiunge di suo pugno gravissimi svarioni, imbrattando i fogli con schizzi di nero di seppia. Gli intellettuali francesi, assieme alle gilde dei pescivendoli, ne chiedono insistentemente l'estradizione. In Italia ci si deve turare il naso, ma sia chiaro, la puzza è planetaria.

venerdì 22 maggio 2009

Glamour francese




Ovvio che sto invecchiando. Guardo le foto di Sarkozy e Carla Bruni che flirtano in un bar, penso che si tratta del presidente dei francesi e della prima signora della Repubblica e sento che - almeno per i miei gusti - c’è qualcosa che non quadra. Lui sembra un attore di cinema d’azione in declino (troppi giubbotti, troppi occhiali neri), lei sembra proprio Carla Bruni. Qualcosa non collima con l’idea che mi ero fatto del potere e perfino della politica. Ho sempre detestato le cravatte e improvvisamente ne vedrei bene una al collo di lui. Non mi è mai piaciuta la fredda supponenza delle istituzioni, adesso mi dà fastidio la nonchalance con la quale la signora passa dall’Eliseo alle campagne pubblicitarie. Terribile anche l’idea che nella storia tra i due siano determinanti i messaggini, come nei film di Muccino. Vivendo si impara che nella forma c’è anche sostanza. La destra, di diverso e di interessante, avrebbe nei suoi geni un rispetto per la forma che alla sinistra, più scamiciata, manca. Siamo sicuri che questo Sarkozy sia davvero di destra? Non sarà uno dei tanti sessantottini riciclati?