sabato 10 ottobre 2026

The Nears

ENCICLOPEDIA DEI THE NEAR'S La storiografia ufficiale della baby band di via Misurata (Quartucciu) 👥 LINE-UP ORIGINARIA (Formazione Anni '70/'80) Giuseppe "Peppe" Dessì – Batteria artigianale e Voce Matteo Oghittu (Matte) – Chitarra classica e Voce Gianluca Casu (Gians) – Tastiere e Voce 📌 CAPITOLO I: LA NASCITA E IL NOME Nei primi anni della loro infanzia a Quartucciu, in un panorama musicale dominato da complessi italiani con l'articolo (I Nomadi, Le Orme) o da nomi inglesi, tre storici compagni e vicini di casa decisero di lasciare la propria traccia sul pianeta. Prendendo il vocabolario d'inglese e basandosi sul legame geografico millimetrico che li univa tra il civico 13 e il civico 15 di via Misurata, battezzarono il trio The Near's (letteralmente, "I Vicini"). La band si distingueva per un'attitudine autenticamente rock, mossa da pura scioltezza e priva di qualsiasi boria accademica, nonostante nessuno dei tre sapesse ancora suonare realmente uno strumento. 🥁 CAPITOLO II: L'ACCROCCHIO ROSSO E LA FOLGORAZIONE Il simbolo visivo dei The Near's nel cortile di via Misurata 13 era una batteria rudimentale artigianale: una grancassa di cartone e metallo verniciata di rosso con la scritta nera del gruppo tracciata a pennarello, affiancata da fustini del detersivo e coperchi di pentole a fare da piatti. Il punto di svolta biologico del gruppo avvenne alla fine di un'estate, nel soggiorno di casa Casu, dove il giovanissimo Gianluca si trovò di fianco ai membri della celebre band La Bottega dell'Arte. Potersi sedere dietro la loro vera batteria professionale e impugnare le bacchette attivò per
sempre il metronomo incorporato di Gianluca, segnando il suo destino. 🎄 CAPITOLO III: IL BIVIO DI NATALE E L'EREDITÀ Il Natale successivo, sotto l'albero di Gianluca e Peppe si materializzò lo stesso regalo: una tastiera Bontempi didattica. Tuttavia, l'ingranaggio non ingranò: lo strumento scolastico spense il divertimento nel giro di pochi giorni. La mente di Gianluca era ormai catturata dal ritmo dei tamburi reali, mentre Peppe assecondò la manualità genetica ereditata strimpellando i banjo di suo padre, e Matteo scelse di non proseguire gli studi musicali, preferendo la libertà e l'aria aperta