
Questo un estratto del pensiero di Bagnasco al convegno "Testimoni digitali" svoltosi a Roma in questi giorni. Alleluia, per una volta quasi mi riconosco nel bagnasco pensiero, il dialogo anche per me è alla base della comprensione reciproca. Spinto da pura curiosità, mi sono imbattuto in questo sito di informazione cattolica e leggo questa intervista al vescovo emerito di Otranto Monsignor Vincenzo Franco, queste le sue parole:
Minchia alla faccia del dialogo.
16 commenti:
Spettacolo. Potrebbero finire dritte dritte nella mia categoria "I volti dell'amore cattolico"!
Nella maggior parte dei casi e storicamente è così che intendono il dialogo...Loro.
Non hai sentito bene Giansino, loro non usano il dialogo, ma il diologo, una forma un tantino più autoritaria
Bagnasco batte Franco 10-0 ;)
Sam, se possiedi un archivio tanto putrido, ti suggerisco di metterci almeno un chilo di naftalina.
Lucien, hai ragione credo non esista nessuna monarchia assoluta o dittatura in nessuna altra parte del mondo tanto forte.
Metro, il "diologo" me la segno, non sia mai che il tuo neologismo possa servirmi in futuro. :)
Arci, calcisticamente parlando sarebbero da cartellino rosso entrambi, ma poichè non mi intendo di calcio, per mia natura li manderei a fare... altro. :)
non mandarceli così a cuor leggero che ti stanno a sentire e convocano il giovane sagrestano :)
# Il dialogo ha senso solo se l' altro vuole capire, ma loro non muteranno mai le loro posizioni e allora a che servono questi sforzi?
caro Gians,
il monsignore emerito si è fatto la domanda e dato la risposta alla Marzullo; quello che dice è pienamente condivisibile: il significato di dialogo infatti
è un "passaggio" di opinioni "non preconcette" tra due ordini di pensieri diversi e lo scopo dovrebbe essere la "mediazione" e la ricerca di una opinione "comune" condivisibile.
quindi dove sbaglia il monsignore (e con lui tutti quelli che credono di dialogare ma monologano)?
nel non vedere che la stessa frase si applica specularmente alla religione cattolica: nessun gerarca cattolico sarà mai disposto a rinunciare a nessun punto della dottrina e pertanto, con coerenza, dichiara che "il dialogo con gli ebrei (e con qualsiasi sostenitore di una
religione naturale o rivelata diversa da quella professata dal "dialogante") non è possibile".
quindi non di errore si tratta ma di cecità o almeno di fortissima miopia.
in conclusione (come dice Vergassola): chiunque voglia "dialogare" deve prima di ogni altra cosa spogliarsi delle sue convinzioni "più radicate": se non si predispone all'eventualità che il discorso del suo avversario possa convincerlo, in tutto o in parte, e quindi indurlo di conseguenza a "modificare" la sua posizione iniziale, tanto vale non cominciare nemmeno a discutere.
C'è dialogo se c'è ascolto.Sentire solo non serve a nulla.L'ascolto presuppone coinvolgimento, atteggiamento fattivo e un pò di spirito critico verso se stessi prima che verso gli altri.E mi pare proprio che tutto ciò non sia contemplato nei divini corridoi...:)))
Buona domenica,Gians
Mk
Arci, dimenticavo le sagrestie.. azz ambienti pericolosissimi. :)
Oude, controfirmo il tuo commento e lo faccio mio, hai snocciolato per bene il punto centrale, infatti nei tentativi di riconciliazione tra chiesa cattolica ed ebrea ci sta solo tanta ipocrisia, sarebbe meglio per loro dichiararsi distanti ma rispettosi dei loro punti di vista.
Moni, se quei corridoi potessero parlare... :) buona domenica anche a te, e buon 25 aprile.
minchia, gians!
, stupita? :)
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