giovedì 1 aprile 2010

Minchia i nuovi papponi




Anche il mito (o luogo comune) dell' uomo siciliano in canottiera, baffuto e geloso, basso, scuro e diffidente, è miseramente crollato. Il lessico corrente infatti è obsoleto. Figure come il gelosissimo e possessivo Tiberio Murgia soprannominato da Monicelli, Ferribotte trasformato in un meno romantico pappone è storia di oggi. Le mogli gelosamente custodite finora, vendute al miglior offerente, penalizzate dai ritardi culturali che gravano sulla loro condizione sociale. Come in un clima da dopoguerra, da vecchia Italia in bianco e nero, come se le mogli giacchè schiave non debbano più, come un tempo, stare ai fornelli accudire i bambini il marito, la casa. Ma dove sono finiti gli uomini d'onore di un tempo, la vecchia cara mafia, dove almeno le mamme e le donne venivano rispettate, dove un colpo di lupara avrebbe stecchito chiunque avesse osato guardarle?

mercoledì 31 marzo 2010

Sbancomat




Come ogni buon fumatore avrà potuto osservare, le file ai tabacchini si sono arricchite e popolate a dismisura di nuova clientela. Le "grattacasalinghe". Esse si riconoscono anche dopo un breve sguardo dalle pettinature ancora arruffate dal cuscino, dalle babbucce ancora ai piedi e dalle sgomitate che brandiscono per fotterti mentre sei in fila. Ho sempre pensato fosse un gioco, un tentativo non convulsivo di sfidare la fortuna e cambiare vita con un biglietto da dieci euro. Poi leggo che circa la metà dei contribuenti italiani non va oltre un reddito dichiarato di 15mila euro l'anno, e che buona parte del loro reddito viene reinvestito nelle lotterie di stato. Una sorta di bancomat statale, dove oltre inserire il pin si deve anche abbassare una leva posta al fianco dello schermo, come nelle slot machine, e solo se verranno tre banane o tre pere si potrà usufruire del servizio. Altrimenti si perderà per intero la somma richiesta, che servirà a ripianare il buco finanziario dello stato.

martedì 30 marzo 2010

Non era ora




Visti i risultati elettorali ci si rassegni e la prossima volta si scelga una data non in concomitanza con lo scatto dell'ora legale.

lunedì 29 marzo 2010

Solchi evitabili




Naturalmente, potendo e volendo, uno può anche andare a farsi gli affari suoi, stare a guardare ciò che succede o continuare a contare i denti ai francobolli. Altra possibilità (molto più dignitosa) mettere i fiori nei cannoni e aspettare che fioriscano. Le discussioni politiche inevitabilmente creano solchi tra gli interlocutori, che, anche se spinti da buona volontà alla lunga si stancano. Fatto il preambolo, indossati calzini e mutande adeguate terrò a bada la mia incontinenza e il mio stress.

L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari.

Antonio Gramsci


domenica 28 marzo 2010

Caro Fede




Avevo già letto questa lettera sulle pagine di Repubblica di qualche giorno, fa e oggi mi ci sono imbattuto nuovamente on line. Riporto per snellezza la parte conclusiva:
"Non le voglio le tue scuse, caro Fede, chiedo scusa io: per essere rispettata come donna ho dovuto ricordarti di aver fatto parte del clan dei prepotenti e degli arroganti. Sia per me e per tutti un momento di profonda riflessione". In sostanza ciò che noi andiamo dicendo da anni sull' entourage berlusconiano da sempre ai limiti della sospensione dell' etica pubblica, a molti nostri connazionali, come la signora offesa, pareva il normalissimo esercizio di un normalissimo vivere e scalare i palazzi di Segrate. Cercare di discutere con loro al momento è perfettamente inutile: per loro chiunque di noi è, banalmente, un comunista o un invidioso. Non resta che ripeterci tra noi, come vecchi scorbutici, l' elenco di ciò che ci pare vergognoso. E attendere, fiduciosamente, che tra qualche anno si accorgano di essere stati presi per i fondelli anche loro. Senza fargli fretta, però: hanno tempi di apprendimento che non lo consentono. Mi spiace per la signora, che si goda la sua pensione, ma probabilmente Fede la ha riconosciuta fin da subito.

venerdì 26 marzo 2010

Per vivere e bene




Come vivere e vivere bene nel nostro "paese" e goderne da morire. Ho chiesto al mio gianswritter il suo parere. Lui subito mi folgora con due parole illuminanti, mi dice: "basta fottersene". Come ho fatto a non pensarci prima. E' sufficiente svegliarsi al mattino, andare al bagno e infischiarsene di tutto. Aprire il rubinetto e spazzolarsi quei quattro denti ammuffiti con cento litri d'acqua, andare di corpo buttarne giù altri venti, perchè noi si è personcine pulite. Correre per portare i bimbi a scuola e sostare in terza fila, perchè la quarta è occupata e noi non abbiamo tempo da perdere, e quelli dietro che manco suonano il clacson sono dei perditempo. Arrivare al lavoro e scalare le simpatie del capo per arrivare ai piani alti che aiuta ad allargare gli orizzonti e lo sputo verso gli ex colleghi viene più semplice. Tornare a casa abbracciare la moglie e i pargoli, e infine sgridare la moglie per una pasta non cotta al dente e pestare i bimbi per una nota disciplinare è solo l'ultimo dei vezzi. Alla fine è sufficiente per l'italiano medio, non mangiare carne al venerdì (specie in questo periodo) e ricordarsi di santificare le feste.Infine dico, che responsabilità mai possa avere la politica, con un simile elettorato?

Ancora 4 ore




giovedì 25 marzo 2010

Religioso silenzio




Sviluppi sulla legge di padre Murphy:

Quando un bambino nasce sordo non è detto che il consorzio umano abbia smesso di infierire su di lui.

mercoledì 24 marzo 2010

Memorie




Patriarca della famiglia Ferrara, Abele Ferrara fu un ricco intellettuale che, impallandosi a morte nel suo giardino all'italianetta, coltivò il pallino della opinabilità dialettica. Dimostrò nel seguente ordine, la natura diabolica delle mantidi religiose, il cifrario segreto di Nosferatu, l'incapacità delle donne alla guida di risciò, l'inesistenza della scabbia e la bontà della nutella sul pane caldo. Poi, nella seconda parte della sua vita, dimostrò il contrario di tutte le sue precedenti posizioni. Ora è la volta del suo discendente, Giulianone Ferrara che scrive: ""Repubblica, come al solito in preda al suo vezzo tendenzialmente diffamatorio, esagera. Grida in un titolo di prima pagina contro “l’anatema” che sarebbe stato scagliato dal presidente dei vescovi italiani contro le candidate abortiste alla guida delle regioni. L’anatema è una solenne maledizione, il consiglio di non sostenere una candidatura non è una maledizione: è un giudizio morale e politico su un atteggiamento morale e politico considerato inaccettabile. Chissà perché il diritto riconosciuto agli italiani di esprimere proprie valutazioni, se viene esercitato da italiani che rivestono una dignità episcopale, diventa un’aggressione e una maledizione...." E però Il buon Ferrara volutamente non dice che questa dignità episcopale è' l'ennesima tappa della lunghissima cavalcata del Vaticano all'interno della vita pubblica di questo Paese. Regolato da leggi che governano la vita di tutti — anche dei non cattolici — da rendere inevitabile il continuo scontro. Roba seria, per tutti noi, ma lui state certi un giorno scriverà le sue memorie, “Le panzane di un perditempo”, confidando a tutti di non avere alcun interesse reale per le questioni affrontate, ma di essersi divertito da morire.