Da secoli provvisto di esercito proprio anche se le Guardie svizzere sono state recentemente sconfitte in amichevole dalla polisportiva giovanile don Bosco, il piccolo Stato non intende dotarsi di armi di distruzione di massa vere e proprie. Ma prepara, in gran segreto, una edizione speciale dell'osservatore romano contenente l'Anatema Finale: una terribile bolla papale che in sole 120 battute maledice, gli omosessuali, i divorziati le donne scosciate, i farmacisti e i medici non allineati, le puerpere che non hanno partorito con dolore, i fabbricanti di condom e gli utilizzatori finali, insomma mezzo mondo sarà maledetto e ci penserà l'osservatore romano a farlo.
Non si dica che io non sia tentato: a me tenta tutto. Ladroneggierei ovunque, sentimenti inclusi e poco mi fregherebbe del maltolto, che poi tale non sarebbe, visto che agli stolti non ho tolto. Facile se, lo stomaco non rinnegasse il metodo.
Tutto spesso si riassume in un pensiero, e badate bene il dono più strepitoso è essere coscienti d'averne uno. Avere un pensiero libero e autonomo, essere capaci di domarlo e donarlo a tutti, sempre consapevoli in ogni modo, che questo comporta diversi rischi. Nell' insicurezza sarebbe buona norma tenere per se, le proprie convinzioni, donare un pacco di cioccolatini, baci e abbracci. Il pensiero è un dono, non un'arma. A tutti auguro buone feste, prive di ipocrisie e colme dell'esatto contrario, a chi crede nel Natale o per chi invece ne è distante, mi basta che leggendo questo mio, battiate un piede a terra e siate felici.
ps, per chi ancora mi legge e commenta da almeno un anno, potrà copiare e incollare il suo vecchio commento: del resto il natale è sempre uguale.
L'imperfezione più evidente del terrorismo – a parte l'uso della violenza – è sbagliare infallibilmente i propri bersagli. Lo conferma quanto accaduto qualche giorno fa sulla metro di Roma secondo la quale giovani anarco-insurrezionalisti intendevano sabotare un convoglio lungo la tratta B. Ma, benedetti -immagino-ragazzi! I trasporti italiani sono già ampiamente auto-sabotati e da anni. Non evocano certo la potenza dello Stato, e tantomeno il loro talento logistico. Esprimono, piuttosto, l´affannoso sferragliare di vecchi convogli ammaccati lungo binari usurati e rumorosi, tra le imprecazioni dei pendolari. Vi pare il caso di infierire su uno degli aspetti più sacrificati della vita popolare italiana? E anche oggi che avete alzato il tiro sulle ambasciate, secondo voi la posta chi la apre: l'ambasciatore in persona o un impiegato come voi?
Ripropongo testi e immagini. Alla fine la mia vita è una porta girevole.
Sono le due di notte. Non è freddo questo settembre. Le mani tra le ginocchia sorprendono il mio sonno. Mi svegliano intorpidite tra le ossa magre. Strofino le palpebre psichedeliche. Luci, ombre e bagliori si mescolano a brutti sogni ancora in onda. Ma sono le due, non ho ancora sognato. Mi siedo al buio, lontano dalla luce, quella che magari alla stessa ora ti ha portata via. Sangue uguale al mio. Mi allungo sul tappeto, fino a risultarne una trama smagliata. Con rasoi conficcati come rimorsi e quest'ultimo insuccesso: manco l'ultimo saluto. Allora starò sveglio ogni notte alla stessa ora, a pensare stratagemmi e autodifese: gli strani attrezzi di chi, in qualche modo ancora vive.
La privacy dell'embrione è davvero una rivoluzionaria intuizione di Carlo Bellieni oggi sull'osservatore romano. Che dice il Bellieni? sostanzialmente dice che la diagnosi prenatale genetica, non è eticamente neutra. lo dice a seguito delle nuove linee guida italiane per l'esecuzione degli esami genetici in gravidanza, -queste infatti non saranno gratuite, quindi secondo lui meno incentivate- ma lo saranno solo dopo che la donna presenti positività al rischio per il bambino di riscontrare una sindrome Down. In sostanza il Bellieni auspica cure piuttosto che prevenzione. A naso, a me pare l'esatto contrario, da quando dalla metà dell'ottocento, la medicina insegna.
Di rientro dall'ufficio, ascoltavo i sempre interessanti Cirri e Solibello su radio due. Tema della puntata il dialogo tra forze dell'ordine, - invitate a partecipare via telefono alla trasmissione- e movimenti studenteschi -non invitati a prendere la parola-. Le sperticate difese fatte sul filo telefonico da parte di agenti e funzionari di polizia sono perlopiù ovvietà del tipo: "noi facciamo il nostro lavoro" o meglio: "non godiamo a prendere a manganellate i ragazzi". Il commento che merita però la menzione d'onore spetta a un funzionario che dice: "pure noi siamo genitori e anche i nostri figli manifestano". Vediamo quindi quale possa essere il figlio ideale d'un agente di polizia: Sarà uno studente del Cepu con la passione per l'eskimo, scriverà una importante tesi di laurea sulla distruzione contemporanea di Israele e dei palestinesi come soluzione ideale del conflitto mediorientale. Avrà cura di non uscire di casa se non avrà, a scelta, la barba lunga come Marx la testa rasata come uno skinhead, indosserà una polo lacoste, una kefiah, sarà anarchico o fascista comunista o monarchico. Oppure, tutte queste cose assieme.