Ci siamo, l'agnello di dio è stato fatto fuori, sacrificato sul fuoco come in un rito troglodita. Pure la trasfusione del sangue di cristo è stata notevole, alcune bottiglie di Nepente di Oliena con tasso alcolico quattordici, minano tuttora la mia grammatica. Il più è fatto, manca la gita fuori porta (minzolinianamente descritta dal Tigì delle tredici) con tanto di location improbabili (mai in piano) di formiche e api al seguito, versamenti d'olio di tonno sulle scarpe, insalata di riso andata a male nei cofani delle auto e rientri apocalittici anche sulle strade indicate dall'amico furbo di turno. Solo ora capisco, l'aspetto più profondo della pasqua di resurrezione, infatti la festeggerò martedì.
Il grosso problema della morale in Kant
12 ore fa

